Coproduzione 2019 con Festival delle Nazioni di Città di Castello

2 : IL TESTO di Caterina Casini e Alessandro Stella

Liberamente ispirato all’Anima buona del Sezuan di Ber- tolt Brecht, 2 两 prende spunto dalle vicende di un’‘ani- ma buona’ ricompensata dagli dei che, per aver ricevuto ospitalità, danno in dono del denaro, compiendo così una netta separazione tra il divino e l’umano. Il denaro è diver- so da qualsiasi altro prodotto al mondo, ha un carattere profano. La peculiarità del dono offerto è di tipo genera- lizzato, non prevede un contro-dono materiale. Se anche ci fosse un beneficio per i donatori, sarebbe di natura morale, o emotiva; gli dei infatti sono alla ricerca di anime buone, quanto di meno materiale esista. Possiamo consi- derarla una sorta di riconversione: i donatori non offrono qualcosa di veramente loro, non scelgono un oggetto o una virtù che rappresenti il rapporto tra loro e il destinata- rio. Offrono del denaro da spendere per comprare cose e da distribuire ai poveri. Ma la carità ferisce chi la riceve, è umiliante, quando chi riceve non può restituire. Il trian- golo donare/ricevere/contraccambiare si spezza. Questo dà il via a gerarchie sociali ed economiche che inevita- bilmente si trasformano in rapporti di forza, e trasforma il ricevente in debitore impotente.

Così l’insieme di difficoltà che insorgono nel ricevere un dono impensato non consente una coerente bontà, l’an- sia di ricambiare si scontra con l’avidità di chi ha bisogno, e per potersi salvare è necessario spostare l’ago della

bilancia dall’esercizio della bontà all’esercizio del potere. Nasce così una dualità contraddittoria, un doppio calco- lato, dove ‘il bene e il male’, ‘ombre e luci’ si fondono e confondono in un’inevitabile schizofrenia, necessaria per non perdersi aiutando i perduti. Questo lavoro vuole pre- starsi a una riflessione sui limiti e le forme della bontà e dell’accoglienza, e al mutare degli equilibri relazionali che il diventare ricchi, o poveri, può comportare. La dramma- turgia per coro e antagonista utilizza una struttura millena- ria di estrema esattezza formale e teatrale.

2 : LA SCENOGRAFIA di Stefano Macaione

Interessante tanto quanto le sue origini e la sua storia, la carta è diventata secolo dopo secolo un materiale in- dispensabile per l’intera umanità. È grazie all’invenzione del metodo di fabbricazione della carta da parte di Tsai Lun, un dignitario della corte imperiale cinese del 105 d.C., che la carta ha avuto un potentissimo impatto sul- la diffusione e la conservazione della cultura nel tempo. Diffusa in tutto l’impero cinese, passando dal Giappone e dalla Corea, furono gli Arabi a portare l’invenzione in Europa, all’inizio soprattutto in Sicilia e in Spagna.

La scoperta di questo materiale comune ma prezioso allo stesso tempo, parte dalla Cina e torna alla Cina della com-

media 2  ispirata all’Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht come unico elemento utilizzato nella realizzazione degli oggetti scenografici. Tra i vari suppellettili di carta e cartone come la tenda e l’insegna di una bottega o le tre lanterne traforate, in scena compaiono anche diversi modelli di pop-up che costruiscono la relazione oggetto/ performer/spazio, generando movimento. Le ‘macchi- ne di carta’, infatti, vengono portate sul palco, aperte e composte dagli stessi attori che passando da una scena all’altra trasformano la scenografia di volta in volta. La de- finizione dei diversi personaggi che gli attori interpretano è di nuovo affidata a elementi realizzati in carta.

2 :: LA MUSICA di Antonio Gioia

La musica, in senso lato, è un insieme di determinati eventi sonori che si articolano in un discorso musicale. Partendo da questa definizione, seguendo un linguaggio personale, fondato sul contrappunto, sul pensiero linea- re come vettore formale e sulla ricerca stilistica e timbri- ca, la musica di 2   cerca di descrivere un percorso formale definito e dipendente dal materiale generatore, ma senza rifarsi alla tradizione austro-tedesca della con- cezione della forma. È perciò assente ogni proposito di organizzazione di temi musicali e di sviluppo; piuttosto, la concentrazione va su un materiale di piccola entità: un inciso, un gesto, un motivo, che permetta la giusta libertà di impiego e di economia, in modo che ogni volta si rie- scano a creare strutture e forme diverse. Questo pensie- ro è frutto di un percorso incentrato sull’allontanamento

dagli schemi ‘classici’ della tonalità e della forma-sonata e volto a cercare energia creativa attraverso nuove espe- rienze, nuovi punti di vista e diverse epoche storiche. Pur non essendo tonale, quando l’idea generatrice lo richie- de, viene fatto uso di polarizzazioni, di modi e di tecniche storicamente affermate, senza nulla togliere a ciò di cui il materiale ha bisogno per dare vita a un discorso articola- to e, quindi, al pezzo nella sua interezza.

Il rapporto della musica con il testo di quest’opera è co- struito su un equilibrio tra l’essere subordinata all’evento scenico e voler essere indipendente dallo stesso, fornen- do un proprio punto di vista nel commentare fatti e perso- naggi della storia e allo stesso tempo cercando un pro- prio arco narrativo, che possa intrecciarsi e comunicare con quello dell’opera letteraria.

2 : LA MESSA IN SCENA di Caterina Casini

I tempi di oggi ci confermano la necessità di un racconto etico, ne sentiamo la necessità ancor più confrontandoci con una Nazione così influente come la Cina.

La Cina infatti, ancora così misteriosa, luogo ‘altro’ in cui l’essenzialità del cielo di fondo e la ritualità dei gesti met- tono in evidenza con esattezza le azioni degli umani, ci permette di scandire la drammaturgia e spostarla di pia- no, per vederne sorgere gli elementi in modo imprescin- dibile. Con un fare a volte poetico a volte di commedia, la nostra ricerca ha affidato alla ritualità del gesto corale la rappresentazione della contraddizione, che continua, dai tempi della scrittura di Brecht, a essere contemporanea e forse insita nell’uomo, come vediamo fin dalla narrazio- ne biblica della cacciata dal paradiso terrestre. Il lavoro corale vede impegnati in scena attori con esperienza e

tre allievi della Scuola comunale di teatro di Sansepolcro. Tutti gli interpreti sono a un tempo narratori e personaggi e quindi funzioni per la dimostrazione della tesi, escono ed entrano con ritualità nel gioco interpretando ognuno diversi ruoli. Non è esente da questo meccanismo il per- sonaggio principale, che nella sua trasformazione ci rac- conta la nostra stessa schizofrenia.

Gli dei appaiono futili distratti superficiali, gli umani in- cattiviti, la protagonista costretta quindi a trovare nella scissione di sé, la soluzione. L’amore arriva come labile momento di felicità e molto di più come debolezza, che si irradia nella vita dei fragili; ma è anche trapasso verso una verità che non si può non vedere, dove la contraddizione rimane, ma tutti ne sono coscienti. Anche il pubblico.

CATERINA CASINI

Attrice, regista, autrice e produttrice, diplomata 1977 allo Studio Fersen Arti Sceniche, nel 1976 partecipa all’esperienza della Cooperativa Politecnico Teatro di Roma per le regie di Giancarlo Sammartano. Va a Parigi, dove studia Commedia dell’Arte con Carlo Boso interpretando diversi ruoli di commedia, sia nella capitale francese che in Italia. Fonda The a Tre, gruppo di avanguardia romana a metà anni Settanta, dopo due anni entra al Teatro della Tosse di Genova, ed entra negli spettacoli di Aldo Trionfo e Tonino Conte. Inizia poi a collaborare con il Mestastasio di Prato e il Fabbricone, con i registi Leo Toccafondi, Giles Smith e Mario Rellini, su testi di Beckett e Ionesco. Fonda negli anni Ottanta il Teatro Holiday Camping, gruppo di ricerca che realizza alcuni spettacoli e sperimentazioni tra arte visiva e teatro, con una lunga ricerca teatrale su Kandinskij e la sua metodologia di composizione. Lavora con diversi registi tra i quali Mambor, Quartucci, Mattolini, Giordano, Manfrè, Panici, Rigillo; nel 1988 inizia un lavoro sul comico ed è a Rai2 con Renzo Arbore. In cinema/tv lavora tra gli altri con Marco Ferreri, Marco Mattolini, Emanuela Giordano, Guido Chiesa, Stefano Pasetto, Proietti, Vanzina, Basile, Jhonson, Spada. Nel 2001 fonda la Scuola Comunale di Teatro, nel 2003 l’Associazione Laboratori Permanenti, nel 2009 presenta un progetto di ristrut- turazione dell’ex ospedale al Comune di Sansepolcro, che diviene Teatro comunale, e nel 2013 Residenza Artistica Multipla di Regione Toscana e Comune di Sansepolcro, di cui diviene co-direttore artistico. Fa parte del consiglio direttivo Associazione Per il Teatro Italiano (APTI), socia fondatrice di 100Autori. Fa parte della Commissione Pari Opportunità del Comune di Sansepolcro.

ALESSANDRO STELLA

Diplomato in Doppiaggio all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, nel 2007 si occupa dell’adattamento del testo del musical Come Ginger & Fred per la Compagnia Duemilaluci – Eventi musicali, con la supervisione della Compagnia della Rancia. Nel 2010 viene selezionato per il Laboratorio di Drammaturgia AAA Drammaturghi Cercasi, condotto da Cristiano Falaschi, all’Accademia della Nuova Scena del Teatro Stabile di Bologna. Dal 2011 al 2014 si occupa della direzione artistica del Teatro Barattoni di Ostellato (FE) su incarico dell’Associazione Amici del Teatro Barattoni. È autore e adattatore di numerosi testi rappresentati in vari teatri italiani. Membro del CENDIC, è stato inserito nel ciclo di incontri Parola al Teatro a cura del Centro Nazionale di Dram- maturgia Italiana Contemporanea in collaborazione con Biblioteche di Roma. Sempre per il CENDIC è stato selezionato per il progetto Teatro in Provincia. Continua a studiare drammaturgia e frequenta attivamente da alcuni anni il Laboratorio di scrittura scenica e drammaturgia Nero di seppia – Scuola comunale di Teatro Sansepolcro, diretta da Caterina Casini, collaborazione che ha visto nascere diversi testi, tra cui #unastanza- darifare prodotto da Laboratori Permanenti.

ANTONIO GIOIA

Si diploma in violino al Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza sotto la guida di Chiara Craglietto nel 2018. Nello stesso anno prende parte al workshop di composizione orga- nizzato all’interno dell’Italian Clarinet Summer University dall’Accademia nazionale del clarinetto di Camerino sotto la guida di Luca Cori e di Claudio Scannavini, e frequenta le masterclass di violino e musica da camera Sacile Estate Musicale, tenute da Davide Zaltron e Stefania Redaelli. Nel 2017 segue a Maccagno la masterclass Contemporary Music Performance and Composition organizzata dalla Rochester Academy of Music & Arts, comprendente diversi corsi di strumento, di composizione e interpretazione di musica contemporanea tenuti da maestri di fama internazionale, quali i compositori Ricardo Zohn-Muldoon e Carlos Sanchez-Gutierrez e il violinista Mark Fewer. Vince il terzo premio al Concorso nazionale di musica da camera per giovani artisti Domenico Lafasciano di Milano. Tra il 2016 e il 2017 partecipa, in qualità di violinista, ai workshop Intersezioni tenuti nel Conservatorio di Vicenza da Andrea Dulbecco, Gabrio Taglietti e Tommaso Vittorini, nel 2016 al workshop di Composizione e musica elettronica tenuto da Joan Riera Robustè e al workshop riguardante gli aspetti tecnico-interpretativi degli strumenti ad arco nel comporre e dirigere tenuto da Giovanni Guglielmo. Attualmente è studente specializzando al Conservatorio Bruno Maderna di Cesena al biennio di composizione, sotto la guida di Luca Cori.

STEFANO MACAIONE

Artista e designer, si è formato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nella Scuola di Grafica d’arte, e ha alimentato la passione per l’arte visiva sperimentando anche tec- niche incisorie, stampa d’arte, illustrazione e performance. Si è specializzato all’Istituto superiore per le industrie artistiche di Firenze, frequentando il corso di Design della comunicazione. In passato ha collaborato con gli artisti Edoardo Malagigi e Angela Nocentini per diversi progetti sulla sostenibilità ambientale e sul recupero di scarti industriali per la creazione di oggetti di design. Ha collaborato come scenografo con l’attrice regista Caterina Casini e il regista britannico Giles Smith per la messa in scena di Woman Before a Glass di Lanie Robertson, progetto Intorno a Peggy Guggenheim. Ha lavorato come grafico, curando la comunicazione online e offline, per il Campus della Musica di Firenze, diretto dal produttore discografico Claudio Fabi. Nel mondo della scuola e dell’istruzione ha collaborato con l’associazione culturale Laboratori Permanenti come coordinatore dei progetti di alternanza scuola-lavoro: U21Andiamo- aTeatro con il Liceo artistico Giuseppe Giovagnioli di Sansepolcro e FrascatiE20 con l’IPS Maffeo Pantaloni di Frascati. È stato set designer per la compagnia Chille de la Balanza, per lo spettacolo Non si raccontano barzellette sui matti di e con Sissi Ab- bondanza. Nell’ambito dell’arte contemporanea ha collaborato come performer con gli artisti Luigi Presicce, Yang Xing, Pierluigi Calignano e partecipato ai laboratori di Sislej Xhafa, Pietro Gaglianò, Ilaria Cristini, Luigi Presicce, Caterina Poggesi. Ha realizzato il sito web della rete RAT – Residenze Artistiche Toscane e il sito d’artista di Edoardo Malagigi. Tiene laboratori sulla creazione di libri pop-up e oggetti di scena di carta, concentrando l’attenzione sul recupero dei materiali e sull’aspetto ludico, consapevole e creativo delle storie illustrate.

ANGELA NOCENTINI

Fiorentina, ha insegnato Anatomia e Scultura per la scenografia del biennio speciali- stico all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Attualmente insegna Anatomia all’Accade- mia di Belle Arti di Carrara. Disegnatrice, pittrice e scultrice, le sue opere più rilevanti sono le sculture di soggetto sacro – alcune di grandissime dimensioni – realizzate per chiese in Toscana, Sicilia, Liguria e Brasile, i Piccoli monumenti ai giochi dei bambi- ni, sculture sia di piccole che di grandi dimensioni per arredo urbano, e le sculture semoventi per il museo di St. Croix a Losanna. Ha inoltre collaborato come scultrice all’allestimento di diverse opere liriche e spettacoli di prosa per molti teatri italiani. Tiene workshop in Italia, Serbia e Cina, che confluiscono in opere o eventi di carattere collettivo. In Accademia orienta la didattica su progetti che creano continuità e relazioni con l’esterno, passando dai rifiuti industriali alla cellulosa, alla camera d’aria. Realizza abiti, gioielli e accessori moda di design. Dal 2010 con i suoi studenti ha aderito al progetto Fashion-in in tutte le tre edizioni di cui ha progettato l’allestimento (Triennale di Milano). Ha realizzato abiti, arredi, sculture e scenografie di scarti industriali per la Westreciclyng e quindi per il Teatro del Silenzio di Bocelli (Lajatico) e le 11Lune di Peccioli, e alcuni lavori per la comunicazione eco della Disney a Milano. Ha realizzato eventi e workshop per Terra Futura, Notte Bianca, Notte Tricolore. Progetta e realizza elementi di arredo per case-famiglia in Romania (Bambini in emergenza).