Nel periodo  9 – 24 Marzo 2016 la compagnia Interno12 è in residenza presso il Teatro alla Misericordia di Sansepolcro per lavorare alla preparazione dello spettacolo    

“NASCI, SIMONA”

Produzione della Associazione NATA

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con Claudia Manini, regia di Alessandra Aricò

Testo di  Albert Pijuan (titolo originale: “Nix tu, Simona”).

 

Sinossi

Simona è una bambina diversa dalle altre. Ha un modo speciale di parlare, che fa ridere gli altri. Simona ha anche amici speciali con cui giocare: scarabei, amici che hanno ali per volare ma tornano quando li chiami per nome, e soprattutto amici che sanno come “trasformarsi”, perché da bruchi bavosi diventano in una notte belli e lucenti. Amici buoni, più buoni delle bambine a scuola, che Simona la scansano. Simona non è bella e non ha altri amici che gli scarabei, e vorrebbe essere diversa perché così com’è rende insopportabilmente tristi i suoi genitori. Ma quando nella casa vicina arriva Zafira, una bambina di dodici anni che è “più bella e più brava che tutto il mondo”, sembra che le cose possano cambiare. Zafira ascolta davvero Simona, e la aiuta svelandole il segreto per lasciare il “corpo brutto” e diventare bella come lei e come gli scarabei.

Simona racconta la sua storia con parole semplici, con candore e speranza. Simona è la vittima di un gioco che non comprende, e non si accorge che nella Zafira ha appena incontrato il male. E tuttavia Simona non è una vittima. Con straordinaria forza e capacità rigenerativa riesce a compiere la sua trasformazione, e a convertire il male nel miracolo di una “nascita”. Nasci, Simona è un testo che parla in modo inaspettato, crudo e poetico di diversità ed emarginazione, ma anche di libertà e di autodeterminazione. E della capacità che è propria dell’essere umano di nascere e rinascere da ogni sua ferita.

 

PRESENTAZIONE DEL GRUPPO

Interno12 nasce nel 2010 dalla volontà di alcuni ex allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di realizzare progetti teatrali comuni. Ha prodotto alcuni spettacoli con la regia di Donatella Allegro, come “Traumdeutung” di Edoardo Sanguineti, “studi su Le sorelle” di Donatella Allegro, “Un piccolo punto del naso” da Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. Dal 2014 Interno12 ha spostato l’epicentro delle sue attività nel territorio aretino, iniziando a collaborare con l’attrice, regista e drammaturga Alessandra Bedino, con il quale realizza il monologo “Anche se non sembra”, di Alessandra Bedino e con Claudia Manini, semifinalista al Festival di Monologhi “Uno” e selezionato per la pubblicazione dalla rivista di drammaturgia Perlascena, il corto teatrale “Il mare” di Alessandra Bedino con Claudia Manini e Alessandra Aricò, finalista al concorso “Avamposti d’Autore” al Teatro delle Donne di Calenzano, e lo spettacolo “Il 16 era di domenica”, dedicato alle celebrazioni del 70° anno della Liberazione di Arezzo dall’occupazione nazifascista. “Nasci, Simona” è un progetto di Claudia Manini/Interno12, e viene rappresentato a marzo del 2015 in forma di primo studio al festival “Femminile Singolare” del Teatro del Borgo di Firenze. Dall’estate 2015 si avvale della collaborazione di Alessandra Aricò come regista.

 

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foto di Alessandro Schinco

Claudia Manini è nata nel 1980 ad Arezzo. Nel 2008 si diploma come attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Nel 2008 partecipa con lo spettacolo “Revisore”, regia di Giovanni Scacchetti, al IV International Theatre Festival of Graduate and Student Performance, Mosca. Nel 2010 è tra i soci fondatori dell’Associazione Culturale Interno12. Ha studiato con Luca Ronconi, Kristin Linklater, Mauro Avogadro, Peter Clough, Roberto Romei, Massimiliano Farau, Andrea Baracco, Ugo Chiti, Edoardo Erba, Lorenzo Salveti, Anna Marchesini, Paolo Giuranna, Michele Monetta, Mario Ferrero, Alessandra Niccolini, Accademia degli Artefatti, Cristina Pezzoli, Alfonso Santagata, César Brie, Michela Lucenti. Nel 2011 si laurea in “Letteratura e Spettacolo” all’Università degli Studi di Siena. Nel 2013 svolge uno stage presso la Guildhall School of Music & Drama di Londra. Dal 2012 collabora come interprete di inglese con Prima del Teatro, Scuola Internazionale per l’Arte dell’Attore, lavorando tra gli altri con Christian Burgess (GSMD Londra), Danny McGrath (GSMD Londra) e Charlotte Munkso (STS Copenaghen). Ha collaborato con la rivista telematica di informazione teatrale “Krapp’s Last Post”. Ha lavorato come attrice con Teatro Litta, L’Albero Teatro Canzone, Brigata Ballerini, Compagnia Salamander e coi registi Mario Ferrero, Adriana Martino, Paolo Giuranna, Cesare Lievi, Giovanni Scacchetti e Alessandra Bedino.

 

Alessandra Aricò è nata nel 1965 a Poppi (AR). Attrice (Fedra, monologo in versi di Patrizia Valduga, regia Loriano della Rocca), regista (Disastri di Daniil Charms, Aspettando Godot di Samuel Beckett, L’altro Balcone da Jean Genet), autrice di spettacoli (Amazzoni-Pentesilea; 108 – Vallucciole, un’orazione civile) e traduttrice (Oh scusa dormivi di Jane Birkin). Insegna teatro e teatro-danza, essendosi formata prima di tutto come danzatrice. Ha lavorato al Maggio Musicale Fiorentino, Estate Fiesolana, Teatro Metastasio e Politeama di Prato, Teatro Niccolini di Firenze, Istituto Francese di Firenze, Istituto di Cultura Italiana di Bruxelles, Ridotto del Comunale di Ferrara, Sagra Musicale Umbra, Sagra Musicale Malatestiana, Accademia Filarmonica Romana. Dal 2013 Alessandra collabora come attrice e regista con l’Associazione Culturale Interno12.

Note di regia

Uno spettacolo nasce da incontri fra persone, parole, luoghi, che suscitano intime risonanze e fanno emergere il desiderio e la sua urgenza di vita. Qualcosa chiede di essere portato ad esistere. Questo qualcosa, all’inizio, non lo si conosce ancora, se non per i segni che lascia affiorare e che increspano la superficie del movimento.
Dunque lo si va a cercare e mentre lo si cerca, ci trova.
Ci si lascia attraversare e si osserva, si propone e si investiga, si ascolta; si dà il tempo alla creazione di crearsi, sorprendendoci per come ciò possa avvenire con una scansione irregolare, franta, attraversata da avvitamenti elicoidali pressoché istantanei e larghe pozze di attesa.

Claudia ed io, un copione, una stanza per parlare, un caffè. Una sala vuota. Persone. Leonardo, Gianni e Francesco, poi Caterina ci accolgono, accolgono la nostra urgenza, il nostro desiderio di far esistere Simona. Livio e Andrea ci ascoltano e ci sostengono. Continuiamo.

E’ un corpo a corpo.

Direzioni, camminamenti, svolte, aspettative, piccoli inciampi. Una palla che rotola, un affetto valanga.

Simona vuole nascere.

Giovedì condividiamo la prima parte della messa al mondo.

 

Simona è una ragazzina imprecisata, qualcosa in lei secondo il mondo forse non va; i suoi amici sono scarabei, i genitori non hanno soluzioni, ma lei sa molte più cose di quelle che gli altri dicono che sa. Poi nella sua vita, difficile per noi ma non per lei, che conosce solo quella, arriva Zafira.

Dal racconto delle sue vicissitudini emerge la disfunzionalità di un modello di famiglia e di società dei cui sintomi si caricano gli innocenti, non necessariamente arrendevoli e quindi temibili espositori di vergogna.

In barba a ogni razionale timore, Simona sa che solo il bruco che sogna ha qualche chance di diventare farfalla.

                                                                                                                                       

                                                                                                                                                         Alessandra Aricò

 

Relazione al termine della residenza creativa

NASCI, SIMONA è un progetto nato nel 2015 dal mio incontro con la drammaturgia di un giovane autore spagnolo, Albert Pijuan. Il 24 marzo 2016 è stato presentato al pubblico del Teatro alla Misericordia, in forma di prova aperta al termine della residenza creativa che ha visto impegnate me, come attrice, e la regista del progetto, Alessandra Aricò, tra il 9 e il 24 marzo.   

Dalla presentazione della regista, Alessandra Aricò: “Simona è una ragazzina imprecisata, qualcosa in lei secondo il mondo forse non va; i suoi amici sono scarabei, i genitori non hanno soluzioni, ma lei sa molte più cose di quelle che gli altri dicono che sa. Poi nella sua vita, difficile per noi ma non per lei, che conosce solo quella, arriva Zafira. Dal racconto delle sue vicissitudini emerge la disfunzionalità di un modello di famiglia e di società dei cui sintomi si caricano gli innocenti, non necessariamente arrendevoli e quindi temibili espositori di vergogna. In barba a ogni razionale timore, Simona sa che solo il bruco che sogna ha qualche chance di diventare farfalla.”

Abbiamo deciso di tradurre questo testo, e di proporlo al pubblico italiano, perché ci interessa la drammaturgia dell’oggi, e perché questa ci sembrava una storia di formazione allo stesso tempo universale e nuova.

Il Teatro alla Misericordia ha accolto questa nostra urgenza, il desiderio di far esistere Simona, offrendoci uno spazio particolarmente idoneo alla ideazione del linguaggio scenico del nostro NASCI, SIMONA.

Il Teatro alla Misericordia mette a nostra disposizione pochi elementi, eppure fondamentali, che si aggiungono ai nostri, poverissimi – una palla e un corpo, il mio di attrice che vuole fare nascere quello di Simona. Il Teatro ci regala la scatola nera della scena, la luce, e il tempo: tempo a disposizione per creare. Mai come in questo caso ci è sembrato che il tempo fosse necessario, per maturare, trasformare, approfondire. Il tempo è stato un compagno di lavoro. Giorno dopo giorno, abbiamo precisato le caratteristiche di questo corpo in movimento, un “super” corpo, quello di una bambina “selvaggia”, particolarmente connessa al regno naturale e animale più che a quello degli umani, e che tanto umano non è. Simona rotola, inciampa e procede, disegna lo spazio, che piano piano acquista una forma, una mappa interna per me che cerco Simona. Si aggiunge un divano, il luogo della “casa”, e un cerchio di luce a identificare quello che Simona chiama il “pozzo” degli scarabei.

E, mentre siamo impegnate in questa particolare e delicata ricerca uno a uno, tra me e la regista e tra me e Simona, l’incontro con il gruppo di teatro di Caterina Casini apre improvvisamente la nostra prospettiva. Alessandra Aricò, su invito di Caterina, ci parla in uno splendido pomeriggio dell’oro di Shakespeare, e gli allievi di Caterina intervengono, si accendono, cercano e scambiano con noi e con tutti le parole di Shakespeare che più hanno amato. Il gruppo è eterogeneo, e accoglie al suo interno allievi “normodotati” e allievi con disabilità mentali. Alcuni di questi verranno a vedere la nostra prova aperta. E qualcosa di questo incontro entra nel lavoro. Difficile dire cosa, ma la ricchezza del teatro è proprio in questa continua osmosi tra realtà e immaginazione. Simona vivrà anche di questo scambio.

E poi finalmente, il confronto con il pubblico. I primi 25 minuti di prova aperta. Simona muove i primi passi, e il Teatro alla Misericordia ci dà l’opportunità di misurarci immediatamente con lo sguardo degli spettatori. Sguardo attento, coinvolto. Molti feedback, molte domande, una discussione accesa alla fine della prova. E per noi la possibilità di avere elementi immediati di riflessione sul lavoro, indicazioni concrete per proseguire la ricerca. In altri spazi, che speriamo essere altrettanto accoglienti e fertili.

 

                                                                                                                                                             Claudia Manini