Un aspetto importante della tradizione teatrale italiana è dato senz’altro dal melodramma: un tempo patrimonio vivacissimo della cultura popolare, oggi a torto è considerato espressione esclusiva di una cultura d’élite. Da qui la nascita di una serie di incontri con il pubblico per esemplificare con vari contributi video la struttura, la comunicativa e la presa teatrale dell’opera lirica

 

28 maggio 2017

INCONTRI CON LA MUSICA  – di e con Michele Casini

“LA TRAVIATA”  di Giuseppe Verdi

Se avete bisogno di amare e di sentirvi riamati, questa è la vostra opera: “La Traviata”, capolavoro di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, è basata su “La signora delle camelie”, opera teatrale di Alexandre Dumas figlio, che lo stesso autore trasse dal suo precedente omonimo romanzo. Fa parte della cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi, assieme a “Il trovatore” e a “Rigoletto”. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice il 6 marzo 1853 ma, a causa forse di interpreti carenti e – probabilmente – per il soggetto allora considerato scabroso, non si rivelò il successo che il suo autore si attendeva. Fu ripresa il 6 maggio dell’anno successivo a Venezia al Teatro San Benedetto in una versione rielaborata e con interpreti più validi e finalmente diretta dal compositore, riscosse il meritato successo. Ma il suo travagliato percorso non era concluso: a causa della critica alla società borghese, l’opera fu rimaneggiata dalla censura e messa in scena con alcuni pezzi totalmente stravolti. Sempre per sfuggire alla censura, l’opera dovette essere spostata come ambientazione cronologica dal 1800 al 1700. E’ l’opera più rappresentata al mondo. Narra la tragica vicenda di Violetta Valery, giovanissima cortigiana della Parigi di metà Ottocento, che riscatta il suo passato con l’amore per Alfredo, il cui padre però le chiede di lasciarlo per permettere il matrimonio della sorella del figlio, il cui promesso sposo non accetterebbe mai di aver a che fare con una pseudo cognata dal passato discutibile. Violetta fa l’estremo sacrificio, ma è malata di tisi e morirà in una soffitta dimenticata da tutti tranne che da Alfredo, che tornerà a lei per vederla spirare. Di tutto questo parlerà Michele Casini per Laboratori Permanenti domenica 28 maggio alle 17.30 al Teatro alla Misericordia di Sansepolcro in una conferenza-spettacolo che si avvarrà come sempre di filmati dai più grandi teatri d’opera del mondo.

 

9 APRILE 2017

INCONTRI CON LA MUSICA  – di e con Michele Casini

“IL TROVATORE” di Giuseppe Verdi

Il Trovatore di Giuseppe Verdi venne rappresentato in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Il libretto, in quattro parti e otto quadri, fu tratto dal dramma ElTrovador di Antonio García Gutiérrez. Si tratta di una vicenda ambientata in Spagna al principio del secolo XV, che racconta, con un belcanto espressivo, fiammeggianti passioni come l’amore, la gelosia, la vendetta, l’odio e la lussuria. Fu Verdi stesso ad avere l’idea di ricavare un’opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvatore Cammarano la riduzione librettistica. Il Trovatore è la seconda opera della cosiddetta “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi, creato fra altri due capolavori, Rigoletto e La Traviata. È una storia truce e improbabile, a partire dall’antefatto: la zingara Azucena per vendicare la madre rapisce uno dei due figli del Conte di Luna, decisa a gettarlo nel fuoco, ma per un fatale errore vi getta il suo stesso figlio. Tutto si regge sull’orribile segreto della zingara; sullo sfondo la guerra civile spagnola del 1400, in primo piano l’odio tra fratelli (che non sanno di esserlo), il duello, l’inutile sacrificio d’amore di una donna, l’immancabile vendetta finale. Manrico e il Conte di Luna, innamorati della stessa donna, nel dramma si fronteggiano fino alla morte come nemici, appunto senza sapere che sono fratelli. Appartenenti a diverse classi sociali, l’uno cresciuto in una tribù di gitani, l’altro nell’aristocrazia iberica di inizio Quattrocento, essi condividono solo l’amore di Leonora, il che raddoppia l’astio del conflitto non solo sociale ma anche militare fra i due. È la prima opera che Verdi compone di sua iniziativa e non su commissione, collabora con Cammarano alla stesura del libretto (tra l’altro il librettista muore proprio in quell’anno e Verdi scrive di suo pugno gli ultimi versi), e se alla fine la critica non è del tutto favorevole, il pubblico gli dà ragione: la prima assoluta dell’opera è un trionfo. Il Trovatore mette in scena l’uomo ideale alla metà del XIX secolo, in pieno Romanticismo: passionale, eroico, ribelle, trascinato dalle oscure forze della notte e dell’amore, pronto al sacrificio estremo. Nel Trovatore, sotto l’estetica del medio evo, pulsava, focoso e attualissimo, lo spirito del tempo.

 

26 MARZO 2017

INCONTRI CON LA MUSICA  – di e con Michele Casini

“DONNA E PRIMADONNA FRA MITO E ICONA NEL TEATRO D’OPERA”

serata a cura dell’assessorato Alle Pari Opportunità

in collaborazione con Coop di Sansepolcro

 

La donna è protagonista nel teatro d’opera: anche se l’eroe della vicenda è maschile la presenza femminile, il suo coinvolgimento, è determinante per l’evolversi della situazione scenica. Nel romanticismo del melodramma le donne dell’opera sono generalmente considerate passionali e idealiste, votate alla sofferenza e alla morte. Tuttavia le percepiamo come forze istintive e coraggiose, che sanno trascinare nel loro destino, anche inconsapevolmente, l’universo maschile: parenti, amanti e amici. A fine Ottocento i personaggi femminili sono il cardine della struttura teatrale e musicale dell’opera lirica, si distinguono per la loro volontà, per la loro autonomia coraggiosa. E se quanto accade in scena è più grande di loro, le donne dell’opera dimostrano grande personalità e capacità di ribellarsi alle ingiustizie. E diventano quindi icone, punti di riferimento, simboli e archetipi. Ma questa è soltanto una faccia della medaglia, e riguarda appunto i personaggi. L’altro aspetto, altrettanto essenziale, è quello delle interpreti: la storia del melodramma è piena di figure mitiche del palcoscenico, dal primo Ottocento con Maria Malibran e Giuditta Pasta, ad esempio, alle successive stelle dell’opera come Teresa Stolz e Giuseppina Strepponi, fino alle grandi dive della prima metà del Novecento, per arrivare a Maria Callas, che segna una grande svolta nella storia dell’interpretazione operistica. E dopo di lei tante altre grandissime artiste, capaci anch’esse di suscitare entusiasmi, passioni, polemiche e trionfi nell’ipersensibile pubblico degli appassionati dell’opera.

 

Di questo e altro parlerà Michele Casini per Laboratori Permanenti nella giornata di domenica 26 marzo alle 17.30 nella conferenza-spettacoloDonna e primadonna fra mito e icona nel teatro d’opera”, come sempre con il contributo di filmati dai più grandi palcoscenici operistici del mondo.

 

19 FEBBRAIO 2017

INCONTRI CON LA MUSICA  – di e con Michele Casini

RIGOLETTOdi Giuseppe Verdi

Pochi compositori sono celebrati tanto quanto il creatore de La Traviata, Il Rigoletto e Il Trovatore. Giuseppe Verdi compose 27 opere nella sua lunga carriera artistica. Tra queste spicca la cosiddetta trilogia romantica: Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853) e La Traviata (1853). Tre opere che segnano la raggiunta maturità artistica del genio di Busseto. Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura austriaca. La stessa sorte era toccata nel 1832 al dramma originario “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo, bloccato dalla censura e riproposto solo 50 anni dopo la prima. Nel dramma teatrale, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano infatti descritte senza mezzi termini le dissolutezze della corte francese, con al centro il libertinaggio di Francesco I, Re di Francia. Nell’opera si arrivò al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il Re di Francia nel duca di Mantova. Intenso dramma di passione, tradimento, amore filiale e vendetta, Rigoletto non solo offre un’eccezionale combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica, ma pone lucidamente in evidenza le tensioni sociali e la subalterna condizione femminile in una realtà nella quale il pubblico ottocentesco poteva facilmente rispecchiarsi. La prima ebbe luogo con successo l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia. E proprio Rigoletto è il personaggio verdiano che il suo autore preferì fra tutte le sue creazioni, per sua stessa ammissione.

A questa splendida opera è dedicato il primo appuntamento di “Incontri con la musica” del 2017. Michele Casini ne parlerà al Teatro Alla Misericordia domenica 19 febbraio alle 17.30, avvalendosi come sempre di filmati dai più grandi teatri d’opera del mondo.

 

 

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13 AGOSTO 2016 

INCONTRI CON LA MUSICA  – di Michele Casini

“PAGLIACCI”  di Ruggero Leoncavallo

Primo appuntamento del ciclo dedicato all’Opera Verista

Pagliacci, opera lirica verista fra le più popolari, si ispira a un delitto realmente accaduto a Montalto Uffugo in Calabria, quando il compositore Ruggero Leoncavallo era bambino: il padre, magistrato, istruì il processo che portò alla condanna dell’uxoricida.

Nell’opera la storia narra di Canio, capocomico di una misera compagnia di attori girovaghi, gelosissimo della sua amante Nedda, assai più giovane di lui, che, quando ne scopre l’infedeltà, uccide lei e il suo compagno clandestino davanti al pubblico accorso allo spettacolo serale. Una trama intrisa di rimpianti, eccessi, situazioni grottesche, sangue, segatura e amori infelici, riscattata da una musica seducente che, fin dalla prima mondiale al Teatro dal Verme di Milano il 21 maggio 1892 sotto la direzione di Arturo Toscanini, incanta e commuove il pubblico.

Si tratta, a voler ben considerare, di un’opera intima, fatta di sentimenti privati che diventano pubblici per uno scherzo del destino. Nonostante i classici eccessi veristi che troppo spesso ne inquinano l’esecuzione, la musica di Leoncavallo mostra tratti di assoluta eleganza, quasi di leggerezza; l’uso del “Leitmotiv” è sapiente, rende l’opera interessante e assai piacevole all’ascolto. Ma questa facilità e questo indubbio stile descrivono una vicenda trucida e cruenta, un autentico episodio di cronaca nera.  La rappresentazione inizia a sipario calato, con un baritono in costume da clown che si presenta al proscenio come Prologo (“Si può?, si può?”), fungendo da portavoce dell’autore ed enunciando i principi informatori e la poetica dell’opera. Il prologo di Pagliacci costituisce un vero e proprio manifesto poetico-programmatico della corrente verista all’interno della Giovane Scuola Italiana.

Di tutto questo parlerà il giorno 13 agosto 2016 alle ore 21 presso il Teatro Alla Misericordia di Sansepolcro Michele Casini per Laboratori Permanenti, in una conferenza-spettacolo, come sempre arricchita dai filmati di celebri allestimenti dell’opera dai teatri di tutto il mondo. La conferenza è anticipata da un aperitivo alle ore 20 presso il Teatro Alla Misericordia.

 

 

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22 maggio 2016 

INCONTRI CON LA MUSICA di Michele Casini

“Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini

Del Trittico di Giacomo Puccini (Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi), proprio Gianni Schicchi fu l’opera che godette subito del successo maggiore e iniziò quindi ben presto ad avere vita autonoma, nonostante l’esplicita volontà di Puccini che le tre opere andassero sempre in scena assieme e mai in abbinamento con altri titoli. Siamo nel 1299: Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i pro­pri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti. Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta, innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa ai danni degli eredi Donati: Gianni Schicchi sostituirà Buoso nel letto di morte e sotto queste false vesti detterà al notaio le ultime volontà. Ma quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Il finto Buoso allora li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà. Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente, mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia. Gianni Schicchi è una commedia tutta in movimento. Il protagonista è dominante su tutti ma Puccini riesce comunque a dare importanza anche alla folla di parenti e a far emergere le loro ipocrisie, cattiverie e avidità: un vero covo di serpenti. Gianni Schicchi è stato messo da Dante nell’ottava bolgia del XXX Canto dell’Inferno assieme ai falsari. Ma questa figura viene pienamente riscattata da Giacomo Puccini, che amava molto la Divina Commedia e ne possedeva una versione tascabile che portava sempre con sé. La prima assoluta del trittico, e dunque anche di Gianni Schicchi, ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan Opera House di New York. E fu un trionfo. A questa bellissima opera Michele Casini per Laboratori Permanenti dedicherà domenica 22 maggio alle 17.30 al Teatro della Misericordia di Sansepolcro l’ultima puntata del ciclo dedicato all’opera buffa, iniziato con L’Italiana in Algeri di Rossini, proseguito con Falstaff di Verdi e concluso ora appunto da Gianni Schicchi. Come sempre la narrazione sarà intervallata da vari brani filmati dell’opera dai più grandi teatri del mondo.

 

Falstaff

13 marzo 2016 ore 17.30

INCONTRI CON LA MUSICA di Michele Casini

“Falstaff” di Giuseppe Verdi

Siamo nel 1893 – il compositore ha ottant’anni – e questa è la prima opera buffa di Verdi. (Eccezion fatta per il lavoro giovanile e poco riuscito “Un giorno di regno” del 1840).
Prima e unica. Unica per l’argomento comico, appunto, e unica per lo spirito che la anima. Lo spettacolo degli affanni umani, le corse, i travestimenti, le “scornate” e le “corna”, tutto è visto dall’alto,  osservato con disincanto, senza partecipazione, attraverso un cannocchiale rovesciato, tanto che la stessa piccolezza dei protagonisti produce un effetto comico. Falstaff è tratto da Shakespeare, dalla prima e seconda parte dell’ Enrico IV e da Le allegre comari di Windsor; Sir John Falstaff (che compare nell’Enrico IV e pure nell’ Enrico V) è un personaggio che raggiunge un suo spessore particolare proprio nella versione operistica, grazie a Verdi, certo, ma anche grazie ad Arrigo Boito, il librettista. Un personaggio tipo, con un forte valore simbolico, con sue precise e forti caratteristiche, al centro di una girandola di eventi farseschi, comici, grotteschi, sentimentali, ironici e fantastici: una giostra che Giuseppe Verdi e Arrigo Boito insieme creano per un caso irripetibile nella storia dell’opera lirica. Falstaff  è un’opera nuova non solo per il contenuto, ma anche per il linguaggio musicale: anche in questo senso siamo al punto d’arrivo – vertice supremo di arte compositiva – del percorso verdiano. La Prima alla Scala di Milano, il 9 febbraio del 1893, fu un avvenimento nazionale: un trionfo (nonostante la perplessità e la sorpresa) con venti minuti di applausi, due bis, sette chiamate finali. Un anticipo dello straordinario successo di cui godrà negli anni a venire. Di questa splendida vicenda operistica Michele Casini parlerà per Laboratori Permanenti nel primo incontro di un nuovi ciclo degli incontri sulla musica, domenica 13 marzo alle 17.30 a Sansepolcro al Teatro alla Misericordia: come di consueto, la conferenza-spettacolo alternerà alla narrazioni spezzoni filmati tratti da spettacoli allestiti nei più importanti teatri d’opera del mondo.

 

Italiana

“L’Italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini
conferenza spettacolo di e con Michele Casini

Solcando i mari in cerca dell’amato Lindoro, l’intraprendente Isabella viene catturata da Mustafà,Bey di Algeri, che, annoiato dalla remissività della moglie, desidera corteggiare una delle tanto celebrate italiane. È l’inizio de “L’Italiana in Algeri”, un’esilarante commedia ispirata al reale
rapimento da parte dei corsari di un’astuta signora milanese, già messa in musica nel 1808 da Luigi Mosca ma trasformata cinque anni più tardi da Gioiachino Rossini in quel capolavoro che Stendhal definisce “la perfezione del genere buffo”. Il dramma giocoso in due atti, musicato dal genio di Pesaro su libretto di Angelo Anelli, andò in scena per la prima volta a Venezia il 22 maggio 1813. La commedia si ispira come detto a un fatto di cronaca realmente accaduto: è la vicenda di Antonietta Frapolli, signora milanese rapita dai corsari nel 1805, portata nell’ harem del Bey di Algeri Mustafàibn- Ibrahim e poi ritornata in Italia. Pare che l’allora ventunenne Rossini abbia composto l’opera in soli 18 giorni. “L’Italiana in Algeri” consacrò definitivamente il musicista, stabilendo gli standard dell’opera comica rossiniana, in equilibrio tra elementi farseschi e intonazione sentimentale. L’opera è caratterizzata dall’apporto di stilemi tipici dell’opera seria, e naturalmente dal miracoloso equilibrio formale e dalla trascinante inventiva ritmica dai quali scaturisce l’irresistibile vis comica del pesarese. L’opera rimase in repertorio, in Europa e negli Stati Uniti, per quasi tutto l’Ottocento, anche quando la diffusione delle opere rossiniane era ormai in deciso declino. La prima ripresa novecentesca risale all’edizione torinese del 1925 diretta dal grandissimo Vittorio Gui: da allora, L’italiana è rimasta, assieme a Il barbiere di Siviglia, a La Cenerentola e, in misura minore, al Guglielmo Tell, una delle opere di Rossini più rappresentate nel repertorio dei teatri lirici di tutto il mondo. Di questa splendida opera comica, della sua intricata vicenda, della sua musica scoppiettante e geniale, Michele Casini parlerà al pubblico domenica 17 gennaio alle 17.30 al Teatro alla Misericordia di Sansepolcro in occasione del primo incontro di un nuovo ciclo dedicato all’opera buffa, che in seguito comprenderà anche Falstaff di Giuseppe Verdi e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini.

 

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” TURANDOT, LA TRAGICA FIABA INCOMPIUTA DI PUCCINI”
 
CONFERENZA SPETTACOLO di e con MICHELE CASINI
domenica 6 dicembre 2015 ore 17,30
 
 
 incontri
 
 
“TOSCA: AMORE E MORTE NELLA ROMA DEI PAPI”
CONFERENZA SPETTACOLO di e con MICHELE CASINI
domenica 22 novembre 2015 ore 17,30
 
La peculiarità della trama di Tosca di Puccini è quella di presentare una concatenazione di eventi che ruotano vertiginosamente intorno alla protagonista femminile che è divenuta, in quanto cantante, la prima donna per antonomasia del teatro lirico.
Tosca, geniale capolavoro del 1900 di Giacomo Puccini, è un vero e proprio thriller: c’è l’azione, la protagonista, c’è il cattivo, c’è la violenza e c’è la passione, ma soprattutto c’è la coinvolgente musica di Puccini, che dà straordinaria forza teatrale a una vicenda che dal suo debutto fece innamorare di sé il pubblico e scandalizzò la critica. Di questo e di tanto altro parlerà Michele Casini in questo nuovo appuntamento di INCONTRI CON LA MUSICA.

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“Madama Butterfly, una tragedia giapponese”

Cronaca di un fiasco seguito da un trionfo: curiosa vicenda  della genesi dell’opera di Giacomo Puccini

 

Laboratori Permanenti prosegue la sua attività al Teatro Alla Misericordia con la conferenza- spettacolo condotta da Michele Casini.

L’incontro, corredato da filmati di celebri allestimenti dell’opera, si occuperà di questo insolito soggetto scelto da Puccini basandosi sull’omonima tragedia (Madame Butterfly) in un atto di David Belasco: singolare drammaturgo statunitense, pastore protestante, narrò quella che può forse essere considerata la prima pièce ispirata a uno sconsiderato caso di turismo sessuale.

Un ufficiale di marina americano di stanza a Nagasaki a fine ‘800, “compra” per qualche mese una moglie giapponese. E gli capita Cio-Cio-San, Madama Butterfly appunto, fragile e dolcissima quindicenne. Presto l’ufficiale abbandonerà la ragazza, nel frattempo rimasta incinta, ma lei resterà sempre fedele al marito americano aspettandone il ritorno. E lui tornerà, con una moglie americana, solo per prendersi il figlio. Cio-Cio-San, autentica vittima sacrificale, donandogli il figlio si suiciderà. Una straziante tragedia, piena di musica emozionante.

Vale la pena conoscerne meglio la storia.

 

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Otello da Shakespeare a Verdi
conferenza-spettacolo su OTELLO di Giuseppe Verdi.

Domenica 8 febbraio 2015 , ore 17,30

promossa da Laboratori Permanenti in collaborazione con gli Amici della Musica di Sansepolcro

Un eroe senza macchia (Otello), un perfido consigliere (Jago), una giovane donna limpida e innamorata (Desdemona). E, sotto il loro canto, un’orchestra narrante quale mai Verdi aveva utilizzato prima: accanto a ciò la formidabile trasposizione in libretto d’opera che Arrigo Boito trasse da William Shakespeare. E’ “Otello”, penultima opera verdiana andata in scena trionfalmente nel 1887, quando il genio di Busseto aveva ormai settantaquattro anni e non componeva più dal 1871, dai tempi di “Aida”. Sarà proprio la tragica vicenda del mitico Moro di Venezia, grazie ai buoni uffici di Giulio Ricordi, l’editore, e di Arrigo Boito, il librettista, ad affascinare Giuseppe Verdi a tal punto da fargli comporre uno dei massimi capolavori del teatro d’opera d’ogni tempo. E per ottenere questo straordinario risultato, Verdi abbandona quasi del tutto i cosiddetti “pezzi chiusi” (arie, duetti, concertati eccetera): tutte le parti dell’opera invece fluiscono una dentro l’altra, senza soluzione di continuità, dando a “Otello” una tenuta e una forza teatrale e drammatica senza pari. In questo l’opera verdiana risponde appieno alle esigenze della scrittura di Shakespeare, dalla quale è tratta direttamente: se nel percorso del grande drammaturgo inglese “Otello” è forse tra i drammi tecnicamente perfetti assieme a Macbeth, nella vita d’artista di Giuseppe Verdi “Otello” rappresenta un “unicum”, una gemma splendente che ancora oggi ci coinvolge e ci emoziona.

 

 

“Sentimento e potere nel melodramma verdiano: il Don Carlo”

giovedì 13 novembre 2014

 

 

 

“Nel teatro musicale la rivoluzione verista comincia con Carmen”

giovedì 30 ottobre 2014 ore 21,00

 

sarà la volta del nuovo appuntamento con la storia della musica e con Michele Casini dal titolo “Nel teatro d’opera il Verismo inizia con Carmen”: il capolavoro di Georges Bizet, ultima creazione di un genio che morirà dopo la tiepida accoglienza dei parigini e prima di poter vedere il trionfo di Carmen, fa irrompere sulla scena della lirica la cronaca nera di una Spagna ottocentesca, ma lo fa quasi a passo di danza, con la levità dell’opéra- comique, e scandalizza così pubblico e critica. Attraverso spezzoni filmati Michele Casini ci accompagnerà alla scoperta di questa straordinaria opera fra commedia e dramma, fra ironia e passione bruciante.

 

 

“Giuseppe Verdi e la sua voce preferita: il baritono”

 

Giovedì 29 maggio 2014 ore 21,00

 

Il baritono verdiano, ovvero il registro vocale che con il compositore di Busseto maggiormente
viene trasformato, assumendo anche uno spessore scenico di grande sbalzo e spessore, del
tutto imparagonabile a quanto avvenuto in precedenza nella storia del melodramma: è questo
l’argomento che Michele Casini tratterà giovedì 29 maggio alle 21 nel corso dell’incontro
intitolato “Una voce, cento personaggi in scena: il baritono verdiano”. L’iniziativa si terrà a
Sansepolcro al nuovo Teatro comunale alla Misericordia per il ciclo di conferenze-spettacolo
dedicato all’opera lirica dall’associazione culturale Laboratori Permanenti, dopo altri due
appuntamenti (“Verdi nostro contemporaneo” e “Un perfetto meccanismo teatrale: Il barbiere
di Siviglia di Gioachino Rossini”), caratterizzati dai generali consensi di un folto pubblico.
Nell’arco di poco più di un’ora e con l’ausilio di preziosi spezzoni filmati raccolti su vari
palcoscenici d’opera, scorreranno in sintetica rassegna davanti agli spettatori della serata
personaggi come Rigoletto, giullare di corte deforme e velenoso ma padre tenerissimo e
sfortunato, oppure come Simon Boccanegra, prima corsaro poi Doge di Genova, o ancora come
Don Alvaro, che attraversa tutta “La forza del destino” animato da un implacabile desiderio di
vendetta. Ma ci saranno anche Giorgio Germont, anziano borghese che ne “La traviata” per
rispetti umani e obblighi sociali letteralmente distrugge l’amore tra Alfredo e Violetta, e
ancora Jago, personificazione del male assoluto che conduce alla rovina Otello, e Falstaff,
attempato gaudente del rinascimento inglese autore e vittima di clamorose burle. Insomma, una
galleria di personaggi indimenticabili ai quali Giuseppe Verdi ha conferito autorevolezza
drammatica e fascino vocale tali da renderli autentici paradigmi della condizione umana.

 

 

 

“Un meccanismo teatrale perfetto: “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini”

 

Mercoledì 30 aprile 2014 ore 21,

 

Meccanismo teatrale perfetto, commedia efficacissima e musica memorabile: dalla celebre sinfonia d’apertura alle molte arie divenute famosissime – una per tutte, «Largo al factotum» – l’opera è una caleidoscopica successione di geniali invenzioni musicali che fanno del Barbiere un capolavoro del melodramma di tutti i tempi. Nell’impresa di conquistare l’amore di Rosina, promessa in sposa al suo gelosissimo tutore Don Bartolo, il Conte d’Almaviva si avvale della complicità del furbo factotum Figaro. Affinché sia l’affetto sincero e non il suo status di nobile a far innamorare la ragazza, Almaviva si presenta sotto false vesti, guadagnandosi comunque l’attenzione di Rosina ma trovando sempre ostacoli alla realizzazione della fuga. Tra sotterfugi e mascheramenti, inganni e colpi di scena, la vicenda giungerà a lieto fine, con il trionfo di un amore tanto contrastato. Rossini firmò nel dicembre del 1815 un contratto con il Teatro Argentina di Roma per un’opera da rappresentarsi alla fine dell’imminente stagione di Carnevale. Incaricò del libretto Cesare Sterbini, che fece ricorso a una fonte letteraria in gran voga e di sicuro successo, Le Barbier de Séville di Beaumarchais. La prima del Barbiere di Siviglia fu un memorabile fiasco. La rappresentazione fu continuamente disturbata dai fischi del pubblico. Ma da lì in poi divenne un grande successo, che continua ancora oggi, essendo questa l’opera buffa per antonomasia, il capolavoro assoluto di un genere che non ha mai smesso di divertire e incantare il pubblico.

Michele Casini approfondirà questi temi, assieme ai meccanismi delle azioni teatrali contenute nel Barbiere di Siviglia e alle caratteristiche di quel genio assoluto che fu Gioachino Rossini.