Intervista al Futuro

per costruire una nuova drammaturgia

Ho fatto alcune interviste su cosa possa essere vivere una crisi e attraversarla. Mi ha interessato lacreatività delle persone intervistate, e il loro coinvolgimento sul tema. La crisi può essere personale, ma in questo momento storico anche fortemente sociale politica economica.

Mai come ora l’uomo è davanti al proprio vivere, ed a come lo intende, lo affronta, lo risolve. Su tutti i fronti ci si pone lo stesso interrogativo. Le coscienze sono chiamate ad essere attive , e non esiste più nessuna traccia ormai del romanticismo ne’ di un modernismo tutto rivolto alla conquista; siamo nel presente, e dobbiamo risolverlo per avere un futuro, ce lo chiede in primo luogo la terra con le sue risposte naturali che a noi paiono innaturali.

Siamo obbligati ad essere osservatori e osservati, interpreti e critici, uno straniamento tutto brechtiano. Attraverso il Teatro abbiamo, noi artisti e voi pubblico, la possibilità di attraversare il momento interpretarlo e renderlo un fatto creativo.

Per questo voglio indagare a fondo con le persone e negli gli ambienti in cui vivo, il significato della parola crisi, le azioni intorno ad essa, per tradurle in altre parole e azioni che siano di tutti, spettacolarmente di tutti.

Inizieremo mostrando un montaggio di interviste fatte ad artisti, giovani critici teatrali, esperti di

urbanistica. Da queste interviste e attraverso un momento teatrale arriveremo a parlare insieme.
Il pubblico è indispensabile alla performance con la sua partecipazione attiva.

Le domande di base, molto semplici e dirette che verranno rivolte al pubblico sono le seguenti:

Cosa vuol dire la parola crisi, in cosa la vedi?

A cosa porta, caduta o rivoluzione?

Come la attraversi?

A cosa serve, ha un’utilità secondo te?

Come superi lo smarrimento che dà la crisi?

Nella crisi, esiste secondo te una possibilità di gioco?

Nella crisi: hai la sensazione di navigare in un mare tumultuoso? O piuttosto in una nebbia? O in un buio? O in una luce eccessiva?

Nella crisi, cosa ti riequilibria?

Se ti dico la parola separazione, la colleghi alla parola crisi?

Caterina Casinilocandina trieste