05 Ott Le sedie

31 agosto 2018, ore 21  – Giardini della Filarmonica, Roma 

con Caterina Casini e Fabio Mangolini 

regia Giles Smith

scenografie Maria Inferrera

assistente ai costumi Svetlana Mikova

Note di regia

Un palco pieno di sedie.

Una coppia di anziani siede sotto una singola lam-padina e un groviglio di sedie non coordinate

sospese al soffitto. Sono sposati, dicono, da 75 anni

e si riuniscono ogni notte nella loro casa isolata su un’isola solitaria per passare il tempo raccontando storie.

La Vecchia supplica: “Ogni notte ricomincio da capo”. L’uomo anziano si oppone con vigore al loro dialogo in ossidato: “Sono stufo a morte della sto-ria”.

La nostra nuova produzione raccoglierà ques-ti momenti con la stessa energia caotica e grazia allettante che possiedono le sedie appese sopra la coppia, rendendo l’assurdo del testo piuttosto commovente e sconvolgente. Vite sospese, il nostro

passato collettivo appeso a fili delicati.

I performer scavano profondamente nelle emozioni presenti.

Lo spettacolo è una commedia, ci sono alcune battute molto divertenti, ma è allo stesso tempo una nitida esplorazione di temi contemporanei. Una stanza riempita di persone invisibili, pochi anni dopo la guerra, in cui l’ultimo messaggio – con-

segnato da The Orator in abito militare – è assurdo, il Grande Messaggio finale non esiste veramente.

Questo testo è possibile vederlo nel contesto della nostra popolazione che invecchia, trattarlo banalmente come il raccon-

to dello stadio finale della vita, e come questo momento si combina con essa: la coppia avrebbe potuto perdere le proprie

menti o agire di fantasia, per passare un’altra lunga notte insieme; ma è molto più pressante di questo.

La vecchia coppia, infine, sembra simboleggiare tutte le cose che, nel 1952 come nel 2017, non hanno più senso, o sono

spezzate e irreparabili. Questo spettacolo regala una visione impegnativa, intima, iconoclastica, vitale ed emozionante. Il design semicircolare di Ionesco evoca uno dei temi principali delle Sedie, che il presente è circolare e ripetitivo. Il semicerchio che vediamo in scena è proprio quello – un mezzo cerchio che rappresenta il presente, dove la coppia è cost-

retta a circolare senza fine, mente l’altra metà mancante è il passato inaccessibile. Ma dove è il passato? Esiste dentro di

noi e intorno a noi, appeso in aria per sempre sopra le nostre teste, come una minaccia o una promessa e quasi a portata di mano.

La produzione mischia naturalismo, momenti di fantasia, giochi di prestigio, musica e momenti di proiezione suggestive, per creare un mondo vivace e fragile di sogni, ricordi, speranze e paure, introducendo in modo innovativo e inaspettato il testo di Ionesco ad un pubblico che forse non l’avrebbe mai visto.

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