25 Ago REALTÀ SOGNO E DELIRIO NELLA LETTERATURA RUSSA

28 AGOSTO ORE 22.30 a Sansepolcro, giardino Teatro Alla Misericordia

Prima Nazionale

coproduzione Laboratori Permanenti – Festival delle Nazioni

Un viaggio affascinante nel mondo russo attraverso i suoi artisti, dove la prospettiva parte dall’infinito particolare e si allarga alla grande Storia. Fluttuando tra folklore e follia, la realtà si manifesta attraverso l’invenzione di mondi paralleli; ed è lì che bisogna scovarla, tra una risata aspra e una memoria romantica e lontana, tra la durezza dell’irruzione in un interno e le stelle di Majakovskij, che sempre brillano, altissime, nel cielo. Le parole danzano con la musica viva e piena di rimandi di Daniele Furlati, e il concerto si apre alle voci dei musicisti e degli attori, interpreti di un’unica storia.

Affrontare la letteratura russa tra fine ottocento e ‘900, fino ad alcuni suoi contemporanei, e comporne un racconto unico per attori e musicisti è un viaggio affascinante e movimentato, un dialogo serrato fra le parole e la musica di Daniele Furlati. Il lavoro di palcoscenico gioca con la fisicità degli attori, la loro duttilità e capacità di calibrare i cambi di registro insiti nella partitura che così si compone. Compagno di viaggio e di gioco in scena è Federico Pacifici.

Fluttuando tra folklore e follia, la realtà si manifesta attraverso l’invenzione di mondi paralleli; ed è lì che bisogna scovarla, tra una risata aspra e una memoria romantica e lontana, tra la durezza dell’ irruzione in un interno e le stelle , che sempre brillano, altissime, nel cielo.

Ma quel che suona, ripetutamente, dalle tante voci scelte, è una forza di narrazione capace di non celare le contraddizioni, ma anzi, di esaltarle, per meglio raccontare l’anima di un popolo. Le voci dei grandi letterati e poeti rompono il gelo dei paesaggi e le immobilità ed esplodono facendo risuonare di sé il mondo circostante. Illuminante in questa prospettiva il prezioso contributo di Marilena Rea.

Nel loro manifestarsi le figure  si alzano e contengono le loro sfaccettature senza timore, senza paura di perdere “classicità”, proponendosi in tutte le proprie specificità e i propri contrasti. Sono parole potenti e personaggi che svelano con ironia e drammaticità un’ essenza modernissima, di donne e uomini che appartengono alla Storia del paese  senza necessità di retorica.

Gli autori percepiscono la grande storia sensorialmente ma in termini estetici perfettamente organizzati e diversi per ciascuno, in termini di armonia e disarmonia, illuminano il particolare e lo mettono in prospettiva; è un gesto comune, che permette al punto di vista dello spettatore continui movimenti e per questo è vivo, presente.

Nella potenza e purezza di Vladimir Majakovskij abbiamo sentito l’epica e la storia, espresse a volte con una ritmica  roboante, altre volte con un’ altissima tensione verso la purezza di un cielo stellato mai fermo, danzante.

Abbiamo incontrato l’ironia inesorabile di Daniil Charms, dalla scrittura paradossale, con i suoi piccoli racconti che sono inquadrature fatte da spiragli imprevisti,  in un’ atmosfera sinistramente ilare e quotidiana.

E ancora di particolari emblematici ci parla Boris Sluckij  , mentre Anton Cechov elegantemente racconta personaggi tra verità e folklore.

La voce e le parole del regista Andreij Tarkovskij arrivano come un suono immaginifico, a testimoniare di come anche il suo cinema abbia cercato la bellezza a partire dalle piccole cose dentro alle quali respira la grande storia.

Attraverso la figura di una madre creata da   Svetlana Aleksièvic  si parla della guerra in Afghanistan; della reazione russa ai nazisti parla invece  Marina Višneveckaja, tratteggiando letterariamente un personaggio realmente esistito.

E  poi la poesia e l’amore: Aleksandr Kušner presenta una carrellata eccentrica di artisti, Aleksandr Puškin ci porta in alto con una verità e umanità disarmanti, Vladimir Majakovskij ci porta in spazi mai pensati, Marina Cvetaeva ci fa ridere  con parole agili e taglienti.

Ed è la volta di Teffi, pseudonimo di Nadezhda Alexandrovna Lokhvitskaya, che in un racconto pieno di ambiguità parla di improbabili seduzioni.  

Chiude un epitaffio su quel che è e quel che appare …

Caterina Casini

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