residenza deflorian/taglierini - Laboratori Permanenti
1995
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Nel periodo 17 – 26 ottobre 2016, la compagnia Deflorian/Tagliarini è in residenza presso il Teatro Alla Misericordia per lavorare alla preparazione dello spettacolo IL CIELO NON è UN FONDALE.

 

 

Il giorno 25 ottobre 2016 alle ore 21 al Teatro Alla Misericordia – a conclusione della residenza artistica – la Compagnia offrirà al pubblico del territorio una prova-aperta .

 

 

uno spettacolo di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Francesco Alberici, Daria DeflorianMonica Demuru e Antonio Tagliarini
collaborazione al progetto Francesco Alberici e Monica Demuru
costumi Metella Raboni
assistente alla regia Davide Grillo
disegno luci Gianni Staropoli
direzione tecnica Giulia Pastore
accompagnamento e distribuzione internazionale Francesca Corona
organizzazione Anna Damiani

una produzione A.D., Sardegna Teatro, Teatro Metastasio di Prato, Emilia Romagna Teatro Fondazione

in coproduzione con Odéon – Théâtre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, Romaeuropa Festival, Théâtre Vidy-Lausanne, Sao Luiz – Teatro Municipal de Lisboa, Festival Terres de Paroles, théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse

con il sostegno di Teatro di Roma

in collaborazione con Laboratori Permanenti/Residenza Sansepolcro, Carrozzerie NOT/Residenza Produttiva Roma, fivizzano27/ nuova script ass. cult. Roma

 

 

 

NOTE DI REGIA:

Quando siamo dentro casa e fuori piove cosa pensiamo dell’uomo che fuori è rimasto sotto la pioggia? 

Per un lungo periodo abbiamo trasformato il mondo nella nostra casa di campagna o nella seconda casa al mare: il suo fuori, la sua esteriorità, non era altro che vacanza nel senso più proprio del termine – un vuoto che si apriva dentro di noi, una fuga dall’abitudine, dalla noia e dallo stress della vita che solitamente conduciamo dentro, tra le pareti, a un tempo angosciose e rassicuranti, delle case, tra quelle degli uffici, tra quelle dei cinema e dei teatri; persino la strada e la città, diceva il Benjamin dei “Passages” parigini, rappresentano dei salotti per il borghese europeo, mentre il suo intérieur si sporge sul mondo come un palco all’opera. Viviamo tutti in quella condizione che, secondo Albert Camus, consiste nello “scambiare la vita interiore per la vita di interni”. Quando vediamo in televisione i profughi sbarcare con i loro mezzi di fortuna sulle spiagge del Mediterraneo la nostra prima reazione è di sconcerto: nel profugo incappucciato che per tutto territorio ha il proprio corpo vediamo insorgere il fantasma di una nuda vita da cui pensavamo di essere usciti, ma la stessa sensazione, lo stesso transfert, ci attanaglia davanti al barbone che dorme all’angolo della nostra strada, al vecchio che arranca con le buste della spesa, alla stessa scoperta, nel barlume di un secondo, della precarietà dei nostri privilegi. Da questi “spettacoli” la nostra intimità si sente minacciata: con la nudità dell’uomo senza casa o senza cittadinanza non abbiamo relazioni, per quanto vicino si possa manifestare è sempre troppo lontano, il suo ingresso nel recinto del nostro spazio ci allontana immediatamente da noi stessi, almeno nell’immaginazione, ci espone nella sua esposizione. Questo cielo che pensiamo ci protegga, verso il quale solleviamo lo sguardo con nostalgia, si rovescia su quell’uomo solo con la glaciale freddezza di una grandinata e in quei momenti non è la sua casa, ma la sua prigione.

Il cielo non è un fondale, nonostante la negazione del titolo, vuole rafforzare il dialogo tra lo spazio della finzione e lo spazio esterno, il reale. E’ un dialogo sempre più necessario. Respiriamo a fatica l’aria da training e da improvvisazioni della sala prove dove dopo un po’ la vita è altrove. Proviamo a rompere queste pareti. Tutte, non solo la benedetta quarta che ossessiona il teatro, rompiamole come primo gesto, come gesto di ingresso sulla scena. Stiamo fuori di noi. La vita collettiva ci decifra.

“Quando scrivo non ho l’impressione di guardare dentro me stessa, guardo in una memoria. In questa memoria vedo delle persone, vedo delle strade, sento delle parole e tutto questo è fuori di me” ha detto Annie  Ernaux in una intervista. L’opera di questa scrittrice ci ha guidato nella nostra indagine, permettendoci di osservare, decifrare e restituire quella continua osmosi tra dentro e fuori, quei continui spostamenti di senso tra quello che noi siamo e quello che ci succede attorno.
Daria Deflorian e Antonio Tagliarini sono autori, registi e performer. Dal 2008 cominciano un’intensa e assidua collaborazione dando vita a una serie di importanti progetti teatrali: il primo lavoro nato da questa collaborazione è Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch (2008), che ha debuttato al Festival Short Theatre di Roma ed è stato poi presentato in molti festival italiani ed europei (Festival Vie | Modena, Festival Prospettive | Torino, Festival Autunno Italiano | Berlino, Spagna e Portogallo). Nel 2009 hanno portato in scena al Teatro Palladium un lavoro liberamente ispirato alla filosofia di Andy Warhol, from a to d and back again. Tra il 2010 e il 2011 hanno iniziato a lavorare al Progetto Reality che, a partire dai diari di una casalinga di Cracovia, ha dato vita a due lavori: l’installazione/performance czeczy/cose (2011) e lo spettacolo teatrale Reality nel 2012, lavoro per il quale Daria Deflorian ha vinto il Premio Ubu 2012 come miglior attrice protagonista. Nell’autunno 2012 sono stati invitati dal Teatro di Roma a partecipare al progetto Perdutamente, durante il quale i due artisti hanno iniziato a lavorare su Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni con la collaborazione artistica di Monica Piseddu e Valentino Villa. Il lavoro ha poi debuttato l’anno successivo al Romaeuropa Festival. Lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2014 come novità italiana o ricerca drammaturgica.

Per il progetto europeo Fabulamundi hanno presentato nel 2014 la mise-en-space Maggio secolo XXI dello spagnolo Fernando Renjifo. Lo spettacolo ha vinto il premio Ubu2014 come miglior testo o novità drammaturgica.
Tre dei loro testi sono stati raccolti in un volume, Trilogia dell’invisibile (Titivillus 2014). Con il medesimo titolo hanno presentato a novembre 2014 al Teatro India la retrospettiva di tutti i loro lavori.
Tra settembre e ottobre 2015 Daria e Antonio hanno presentato Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni e Reality al Festival d’Automne di Parigi, prima tappa di una tournée internazionale che li ha condotti in Francia, Svizzera, Germania e Canada.

Dal 2014 ad oggi hanno lavorato attraverso laboratori e site specific (Il posto, 2014 e Quando non so cosa fare cosa faccio, 2015) al loro nuovo spettacolo Il cielo non è un fondale che debutterà nell’autunno 2016.

 

 

 

Daria Deflorian. Attrice e autrice di spettacoli teatrali. Ha vinto il Premio Hystrio 2013 e il premio Ubu 2012 come miglior attrice protagonista. Ha realizzato sue creazioni a partire da testi di Ingeborg Bachmann, Pier Paolo Pasolini, Daniele Del Giudice. Come attrice ha lavorato tra gli altri con Stephane Braunschweig, Massimiliano Civica, Lotte van Den Berg, Lucia Calamaro, Fabrizio Arcuri, Mario Martone, Martha Clarke, Remondi e Caporossi. E’ stata assistente alla regia per Mario Martone, Pippo Delbono e per Eimuntas Nekrosius. 

 

Antonio Tagliarini, performer, regista e coreografo. Lavora da anni in Italia e in Europa. Tra i suoi lavori titolo provvisorio: senza titolo e Show (2007).  vincitore del BE-festival 2014 Prize a Birmingham/Inghilterra. Ha lavorato con molti artisti tra cui Massimiliano Civica, Raffaella Giordano e Fabrizio Arcuri. Ha collaborato e  creato spettacoli con Idoia Zabaleta, Miguel Pereira e Ambra Senatore.

 

foto dell’incontro col pubblico

 

 

deflorian-tagliarini-foto

 

 

REPORT DELLA COMPAGNIA

La residenza a Sansepolcro grazie all’invito di Laboratori Permanenti è stata molto proficua. La concentrazione che il paese, lo spazio, la foresteria (tutto ad un passo, tutto a piedi) ha permesso ha trasformato i dieci giorni in un periodo ben più lungo.

Lo spazio è molto bello, grande a sufficienza per ‘vedere’ già il lavoro dal punto di vista del pubblico e ogni nostra esigenza è stata soddisfatta sia a livello tecnico che di orari.

Il fatto poi di sapere che sotto di noi c’era il luogo dove la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca era stato collocato inizialmente ed essere nel luogo per cui quell’opera era stata pensata ci ha messo subito di buon umore, come se ci fosse una protezione. I luoghi si sa hanno un’anima e un influsso positivo anche da questo punto di vista è importante in un momento delicato come è sempre quello della creazione di uno spettacolo. Tutte le persone di Laboratori Permanenti, Caterina Casini in testa si sono dimostrate da subito accoglienti e discrete, due qualità importanti per chi accoglie degli artisti e ci hanno fatto sentire subito a nostro agio, con le chiavi a nostra disposizione e quindi con la possibilità di cambiare gli orari anche all’ultimo momento a seconda delle esigenze del lavoro.

 

Siamo arrivati con lo spettacolo già a buon punto ma con grandi domande su come raccordare la seconda parte e a questo proposito anche l’apertura al pubblico dell’ultima sera è stata estremamente utile. Il pubblico numeroso, attento, solidale è rimasto con noi a lungo dopo la prova aperta (durata più di un’ora e mezzo viste le nostre incertezze!) e attraverso le loro osservazioni e le loro domande abbiamo capito molte cose di quello che ‘avevamo in mano’ e di cui eravamo ancora in parte inconsapevoli. Il pubblico era formato dalle persone più diverse per estrazione sociale, età, interessi, da Stefano Romagnoli dell’associazione Spettatori Professionisti a giovani compagnie fino ai partecipanti dei laboratori e persone del luogo. Una combinazione perfetta per capire anche al di là delle parole dette dopo la tenuta delle diverse scene, i momenti di stanchezza, il lato comico e i vari livelli di comprensione.

 

Il tutto ci è sembrato un meccanismo già rodato, non casuale, dove la scelta di essere una residenza è stata una scelta artistica che ha una vera ricaduta sul territorio e dove un artista si sente accolto e entra anche se per poco a far parte di un progetto più complessivo.  Il fatto che Caterina sia poi tornata a vedere lo spettacolo finito a Roma ci ha confermato questo spirito di lavoro, serio e partecipato.

 

Daria Deflorian

Antonio Tagliarini