13 Mag vigilia familiare

4 maggio 2019 al Teatro Pilade Cavallini di Sestino

di Domenico Luca
Regia Domenico Luca
con
Matteo Berardinelli
Domenico Luca
Flavia Gramaccioni
Giorgio Sales
Rebecca Sisti
produzione Laboratori Permanenti

“Vigilia Familiare” è una storia familiare a sé stante. Che se non parla di tutti, parla per tutti. O quasi. I personaggi incarnano tutti dei tipi della tragedia greca. 
Abbiamo due genitori. Di cui parleremo. E abbiamo due figli, un Tommy fuori dal comune, per intelligenza e sensibilità, che porta il segno di un autismo mistico. E una femmina, Andrea, che si fa capro espiatorio, si immola. E non è osteggiata o trattenuta come succede in un certo tragico greco. Si immola col corpo per pareggiare una povertà che dilania. E che l’ambientazione inglese allontana da noi. Per concentrarci sulle dinamiche. Quelle familiari, da sit-com, estranee al mondo e imbardate contro il mondo. 
Dal fuori mai un sussulto. Tutto tace fuori. Poi l’amore tra Andrea e Jack, l’altro figlio avuto dal vero amore di Eddy, il nostro capofamiglia patriarca dei Bouden. Questa laison proibita mischia le carte in tavola. Jack e Andrea devono partire assieme. Ad annunciarlo è Jack, arrivato a casa dopo tanti anni, e venuto a riprendersela. 
È la vigilia di Natale. La sera della vigilia. E neanche la madre di Andrea e Tommy, Maggy, sembra intenzionata a passare il Natale a casa col figlio.. Cosa può fare un padre fatto di troppo errori, oltre a restare a casa da solo a Natale e chissà per quanto? Nessuno può sostituire Andrea, anche se è una puttana – ci dice Tommy a tirata meccanica al padre – mentre tutti possono sostituire un padre che non è nato per fare il padre. 
È la storia di un padre vista dalla prosettiva di un padre. È la vigilia nel cuore di un padre. Una vigilia di Natale con cui fare i conti, prima di rimanere soli. Una vigilia in cui raccontare e raccontarsi la vita, gli sbagli, gli effetti devastanti che possono avere. 
Il sentimento buono forse prevale. Ma c’è bisogno di mettere in campo, come dovrebbe essere il teatro, ciò che sta in mezzo, ciò che si attraversa per arrivare all’assoluzione e ai campi elisi del cuore. E in questo testo si attraversa tanto mare, Moby Dick e il capitano Ahab, alto mare, e tanta acqua bevuta di contro voglia cercando di annaspare per non perire. 
È un sentimento buono, che alla fine deve prevalere.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.