13 Mag vigilia familiare

4 maggio 2019 al Teatro Pilade Cavallini di Sestino

di Domenico Luca
Regia Domenico Luca
con
Matteo Berardinelli
Domenico Luca
Flavia Gramaccioni
Giorgio Sales
Rebecca Sisti
produzione Laboratori Permanenti

Riflessioni, per il momento, di regia.
Continuavo a pensare che dare in pasto al pubblico i momenti di lavorazione degli attori fosse un modo efficace di rendere con una metafora la complessa ‘’lavorazione’‘ dei rapporti familiari, assieme ai loro snodi casuali e autarchici. Non per fare il metateatro, ma per
raccontare come i nodi ci si stringono attorno, quando si parla di famiglia, e come sia difficilissimo districarsene una volta che ci si è dentro. Una volta che la situazione divenga per l’attore via via più personale; senza rendersi conto del quando, del come e del perché si è scesi in campo. Poi mi sono reso conto che con gli intellettuali del teatro non ho niente a che
fare.
La vera riflessione, per me, è stata quella sui social media e sul piacere del dolore, dato in pasto in quantità industriale ai giorni d’oggi; qualcosa che mi tocca più profondamente se penso alla mia necessità di raccontare qualcosa di così banale, un baratro così profondo, come è la famigia di ogni tempo; e forse ancor di più oggi, che di tutto ci si ricorda, di tutto si
predica, meno che di questa cellula fondamentale del corpo societario. E da questo e in questo, è bene ribadirlo, nascono tutte le menti, tutte le menti si forgiano, e poi si immettono in società e la analizzano, creandone punti nevralgici di debolezza e di forza; su tutte le questioni sociologiche che una data società vive in un dato momento storico. Il testo potrebbe
parlare di problemi attuali, di razzismo, di questioni di genere e di gap sociali ingiusti eticamente. Non lo fa, perché non è una storia adattata a queste questioni. Sono queste questioni ad adattarsi al testo e ad incidere l’alveo familiare.
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Non si può non fare riferimento a canali mediatici come l’ultimo episodio della serie inglese ‘’Black Mirror’‘, che già spopolava, e che ancor di più si è imposta, con l’ultimo episodio ‘’Bandersnatch’‘. Permetteva di scegliere il proseguio della storia in itinere; in realtà ne dava solo l’illusione. Nel nostro caso, visto che si lavora a un fatto teatrale e irripetibile, si tratta di
condurre un’operazione che faccia scegliere al pubblico, all’inizio, in corso, o alla fine dopo essere usciti dalla sala, la prospettiva con la quale si vuol guardare a un fatto, quello familiare.
Porsi delle riflessioni semplici per me è la cosa più importante di tutte. Alla squadra è chiaro Il materiale con cui si vuol giocare. L’obiettivo è solcato, si cercherà di approcciarlo con delicatezza.
Le relazioni umane nel testo, per quelle parla il testo, così come la storia si esprime, volente o nolente, da sé. Non omnibus dormio.

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