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兩: uno spettacolo di Caterina Casini e Alessandro Stella
liberamente tratto dall’Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht

coproduzione 2019 con Festival delle Nazioni

debutto 29 agosto 2019 Teatro alla Misericordia, Sansepolcro

 

musica di Antonio Gioia
regia Caterina Casini
oggetti di scena Stefano Macaione
costumi Angela Nocentini

con Andrea Bianchi, Caterina Casini, Claudio Giglio, Anna Maria Loliva, Fabio Mangolini
con la partecipazione di Sara Bartolini, Tina Milanesi, Riccardo Ricci, allievi della Scuola Comunale di Teatro di Sansepolcro

 

: IL TESTO di Caterina Casini e Alessandro Stella

Liberamente ispirato all’Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht,  prende spunto dalle vicende di un’‘anima buona’ ricompensata dagli dei che, per aver ricevuto ospitalità, danno in dono del denaro, compiendo così una netta separazione tra il divino e l’umano. L’unica richiesta che gli dei rivolgono alla protagonista è di essere ‘buona’ e aiutare i poveri del quartiere.

L’insieme di difficoltà che insorgono nel ricevere un dono impensato non consente una coerente bontà, l’ansia di ricambiare si scontra con l’avidità di chi ha bisogno, e per potersi salvare è necessario spostare l’ago della bilancia dall’esercizio della bontà all’esercizio del potere. Nasce così nella protagonista una dualità contraddittoria, dove ‘bene e male’, ‘ombre e luci’ si fondono e confondono in un’inevitabile schizofrenia, necessaria per non perdersi aiutando i perduti. 

Questo lavoro vuole prestarsi a una riflessione sui limiti e le forme della bontà e dell’accoglienza, e al mutare degli equilibri relazionali che il diventare ricchi, o poveri, comporta. La drammaturgia per coro e antagonista utilizza una struttura millenaria di estrema esattezza formale e teatrale.

: LA SCENOGRAFIA di Stefano Macaione

La carta è diventata secolo dopo secolo un materiale indispensabile per l’intera umanità. È grazie all’invenzione del metodo di fabbricazione della carta da parte di Tsai Lun, un dignitario della corte imperiale cinese del 105 d.C., che la carta ha avuto un potentissimo impatto sulla diffusione e la conservazione della cultura nel tempo. 

La scoperta di questo materiale comune ma prezioso allo stesso tempo, parte dalla Cina e torna alla Cina della commedia 2 ispirata all’Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht come unico elemento utilizzato nella realizzazione degli oggetti scenografici. Tra le varie suppellettili di carta e cartone come la tenda e l’insegna di una bottega o le tre lanterne traforate, in scena compaiono anche diversi modelli di pop-up che costruiscono la relazione oggetto/ performer/spazio, generando movimento. Le ‘macchine di carta’, infatti, vengono portate sul palco, aperte e composte dagli stessi attori che passando da una scena all’altra trasformano la scenografia di volta in volta. La definizione dei diversi personaggi che gli attori interpretano è di nuovo affidata a elementi realizzati in carta.

 

: LA MUSICA di Antonio Gioia

Il rapporto della musica con il testo di quest’opera sta nell’equilibrio tra l’essere subordinata all’evento scenico e voler essere indipendente dallo stesso, fornendo un proprio punto di vista nel commentare fatti e personaggi della storia e allo stesso tempo cercando un proprio arco narrativo, che possa intrecciarsi e comunicare con quello dell’opera letteraria.

Fondata sul contrappunto, sul pensiero lineare come vettore formale e sulla ricerca stilistica e timbrica, la musica di  cerca di descrivere un percorso formale definito e dipendente dal materiale generatore, ma senza rifarsi alla tradizione austro-tedesca della concezione della forma. È perciò assente ogni proposito di organizzazione di temi musicali e di sviluppo; piuttosto, la concentrazione va su un materiale di piccola entità: un inciso, un gesto, un motivo, che permetta la giusta libertà di impiego e di economia, in modo che ogni volta si riescano a creare strutture e forme diverse. Questo pensiero è frutto di un percorso incentrato sull’allontanamento dagli schemi ‘classici’ della tonalità e della forma-sonata e volto a cercare energia creativa attraverso nuove esperienze, nuovi punti di vista e diverse epoche storiche.

 

: LA MESSA IN SCENA di Caterina Casini

I tempi di oggi ci confermano la necessità di un racconto etico.

La Cina, luogo così misterioso, luogo ‘altro’ in cui l’essenzialità del cielo di fondo e la ritualità dei gesti mettono in evidenza con esattezza le azioni degli umani, ci permette d scandire la drammaturgia e spostarla di piano, per vederne sorgere gli elementi in modo imprescindibile. Con un fare a volte poetico a volte di commedia, la nostra ricerca ha affidato alla ritualità del gesto corale la rappresentazione della contraddizione, che continua, dai tempi della scrittura di Brecht, a essere contemporanea e forse insita nell’uomo.

Il lavoro corale vede impegnati in scena attori con esperienza e tre allievi della Scuola comunale di teatro di Sansepolcro. Tutti gli interpreti sono a un tempo narratori e personaggi e quindi funzioni per la dimostrazione della tesi, escono ed entrano con ritualità nel gioco interpretando ognuno diversi ruoli. Non è esente da questo meccanismo il personaggio principale, che nella sua trasformazione ci racconta la nostra stessa schizofrenia.

Gli dei appaiono futili distratti superficiali, gli umani incattiviti, la protagonista costretta quindi a trovare nella scissione di sé la soluzione. L’amore arriva come labile momento di felicità e molto più come debolezza, che si irradia nella vita dei fragili; ma è anche trapasso verso una verità che non si può non vedere, dove la contraddizione rimane, ma tutti ne sono coscienti. Anche il pubblico.

 

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